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Il problema alimentare

05 Nov, 2019

Sono passati 45 anni da quando a Roma, tra il 5 ed il 16 Novembre 1974, si è tenuta la conferenza mondiale delle Nazioni Unite sull’alimentazione. In quella conferenza i temi portanti furono la crisi alimentare ormai attiva dal 1972 e l’intesa sulla sicurezza alimentare mondiale che, nel 1973, vide gli stati firmatari prendere impegno a cooperare in modo da assicurare in ogni momento approvvigionamenti mondiali di cereali, ad adottare misure per aumentare in maniera esponenziale la produzione alimentare e attuare misure economiche per riorganizzare le eccedenze disponibili all’esportazione nei periodi di penuria alimentare.

 

Secondo il Global Hunger Index 2019 la situazione attuale del livello di fame nel mondo dopo decenni di miglioramenti, a causa di guerre e cambiamenti climatici, sta di nuovo peggiorando con l’aumento, tra il 2015 e il 2018, da 785 a 822 milioni di persone che soffrono la fame. Fame che viene definita dalla FAO ( Food and Agriculture Organization of the United Nations ) come afflizione provocata da un’insufficienza di apporto calorico. Concetto diverso da quello di sottonutrizione, che esprime problematiche legate all’energia, alle proteine e alle vitamine e minerali essenziali, e ancora più lontano da quello di malnutrizione che esprime problematiche sia per difetto nutritivo che per eccesso.

Anche se a livello mondiale, tra il 2000 e il 2019, l’indice di fame è complessivamente calato da 29 a 20 punti, il continente africano e l’area sud dell’Asia ancora soffrono di alti tassi di fame. Tutto dovuto a conflitti in atto o a cambiamenti climatici che stanno mettendo a rischio la produzione di cibo in queste aree.

Nel sud dell’Asia sono particolarmente rilevanti le condizioni di sottonutrizione sia dei bambini al di sotto dei 5 anni che delle donne in gravidanza e in fase di allattamento. ( https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29969457 )

L’area al di sotto del Sahara, anche se è la regione mondiale con la più alta percentuale di popolazione impiegata nell’agricoltura ( 55% ), soffre ancora di fame per via dei conflitti e per un investimento ancora esiguo e malgestito, con una bassa fertilizzazione e irrigazione del suolo. ( https://data.worldbank.org/indicator )

2019 Global Hunger Index by Severity – MWiemers

Come se non bastasse alle precedenti problematiche si sono uniti gli effetti dei metodi di produzione e di consumo dell’economia lineare globale e il continuo aumento di popolazione i quali hanno generato condizioni climatiche che mettono a rischio la produzione alimentare in molte aree del mondo. ( Global warming of 1.5°C ).

Ma il problema alimentare è da intendersi anche come un sempre più problematico rapporto con l’aspetto nutrizionale in quelle aree del mondo in cui il cibo non è carente e non viene più vissuto solo per le sue caratteristiche intrinseche, ma viene rivestito di altri e più complessi significati.

Nutrirsi fa parte dei comportamenti di sopravvivenza quotidiani che le persone mettono in atto ogni giorno, con diversi livelli di consapevolezza dipendenti dalle situazioni contestuali.
A differenza dei nostri antenati, per i quali la scelta alimentare diventava spesso una scelta dettata dalla disponibilità (in termini economici, in termini di presenza di determinati alimenti, in termini di possibilità di reperire gli alimenti stessi), al giorno d’oggi in particolare nelle società occidentali o occidentalizzate il cibo è reperibile in grande quantità, a basso costo e con molta varietà di alimenti. Alimentarsi, quindi, non è più solo un’esigenza fisiologica dettata dall’istinto di sopravvivenza, ma assume un complesso calderone di significati che rendono la nutrizione strettamente legata all’aspetto umorale ed emozionale dell’individuo. (1)

La sensazione della fame è regolata da una serie complessa di processi fisiologici che fanno sì che il cervello percepisca la necessità di nutrirsi e predisponga quindi l’individuo all’azione di reperire e consumare cibo adatto alle sue esigenze. Una volta che il cibo è stato consumato a sufficienza per fornire al corpo l’energia e i nutrienti di cui ha bisogno, un nuovo meccanismo fisiologico si innesca e comunica al cervello un segnale di stop, grazie al quale la persona si sente sazia e interrompe quindi l’ingestione e la ricerca di cibo. ( Benelam, B. (2009). Satiation, satiety and their effects on eating behaviour. Nutr. Bull. 34, 126–173 )
La sempre maggiore presenza di cibo in sovrabbondanza e i continui riferimenti al cibo che appaiono in ogni ambito comunicativo e culturale, portano però ad una tendenza a forzare il meccanismo fisiologico di autoregolazione nutrizionale, con la conseguenza di aumentare sia in termini di quantità che in termini di frequenza l’ingestione di alimenti e la ricerca di cibo, ben oltre il naturale fabbisogno del corpo. ( Lowe, M. R., and Butryn, M. L. (2007). Hedonic hunger: a new dimension of appetite? Physiol. Behav. 91, 432–439)

Quali fattori possono influenzare il comportamento alimentare?
Possono esserci fattori sociali, quali ad esempio il mangiare per prolungare (o ridurre) la compagnia e la condivisione con altre persone (2), oppure fattori ambientali quali ad esempio la pubblicità, le scelte di packaging dei prodotti, le strategie di marketing volte ad aumentare il consumismo, la diffusione di ideali d’immagine corporea/salutistica a fini commerciali, e molto altro. (3) (4)

Foto di Ryan McGuire da Pixabay

Come conseguenza di questo snaturamento dell’aspetto nutrizionale, l’individuo deve sviluppare dei sistemi di controllo relativi alla scelta della qualità e quantità di cibo da consumare, così come alla frequenza con cui consumarlo. Deve inoltre svolgere un grande lavoro di autoconsapevolezza per poter godere degli aspetti gratificanti del cibo senza perdere il controllo.

Questa serie di processi aggiuntivi a livello psicologico relativi all’aspetto alimentare e nutrizionale possono portare alcune persone a sviluppare delle difficoltà particolari e a inserire l’aspetto nutrizionale tra le forme attraverso le quali può venire espressa un’alterazione del comportamento come conseguenza di un complesso sistema di disagio psichico derivante da molteplici fattori.
I disturbi e le devianze alimentari quali anoressia, bulimia, alimentazione incontrollata, abbuffate notturne, ortoressia, dipendenza dal cibo, obesità sono diventati sempre più presenti e sempre più trasversali in termini di età nelle società in cui l’alimentazione e la nutrizione hanno assunto una valenza che va molto oltre la necessità fisiologica e la gratificazione di un bisogno.

Tratto da Meule A and Vögele C (2013) The psychology of eating. Front. Psychol. 4:215. doi: 10.3389/fpsyg.2013.00215:
“[…] Pertanto, i risultati della ricerca di base sul comportamento alimentare sono importanti per comprendere i disturbi alimentari. Questi risultati possono includere la ricerca su come gli alimenti e gli indizi alimentari vengono elaborati nel cervello, i meccanismi alla base del successo o dell’insuccesso nell’autoregolazione sul cibo, o i determinanti sociali e ambientali e le differenze individuali nella scelta e nel consumo degli alimenti. Inoltre, vi è una crescente evidenza che i comportamenti alimentari, ad esempio le preferenze alimentari, sono modellati dalle interazioni gene-ambiente nella prima infanzia. Tuttavia, il ruolo dell’esperienza o dell’apprendimento (ad es. Condizionamento classico, apprendimento osservazionale) è fondamentale nello sviluppo del comportamento alimentare dei bambini piccoli, che può benissimo essere protratto nell’età adulta. Pertanto, una migliore comprensione degli aspetti dello sviluppo del comportamento alimentare è essenziale per comprendere il comportamento alimentare in età adulta. D’altra parte, i risultati degli studi clinici possono far avanzare le nostre conoscenze in merito a problemi non clinici, che sono rilevanti per la maggior parte degli esseri umani. Ad esempio, la ricerca sui fattori scatenanti e sugli approcci terapeutici per ridurre l’abbuffata può anche essere utile per aumentare il successo dietetico o indurre scelte alimentari più sane in soggetti in sovrappeso senza disturbi alimentari.”

FONTI:
1. Meule A and Vögele C (2013) The psychology of eating. Front. Psychol. 4:215. doi: 10.3389/fpsyg.2013.00215
2. Herman, C. P., and Polivy, J. (2004). “The self-regulation of eating: theoretical and practical problems,” in Handbook of Self-Regulation: Research, Theory, and Applications, eds R. F. Baumeister, and K. D. Vohs (New York: The Guilford Press), 492–508
3. Stroebele, N., and De Castro, J. M. (2004). Effect of ambience on food intake and food choice. Nutrition 20, 821–838
4. Cohen, D. A., and Babey, S. H. (2012). Contextual influences on eating behaviours: heuristic processing and dietary choices. Obes. Rev. 13, 766–779

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